Parte 3^

UNA VOLTA CHE AVRETE CONOSCIUTO IL VOLO, CAMMINERETE SULLA TERRA GUARDANDO IL CIELO, PERCHE’ LA’ SIETE STATI E LA’ DESIDERETE TORNARE.                                                                                                                           Leonardo da Vinci

Dopo la fine della II^ Guerra Mondiale il paracadutismo riprende il suo sviluppo verso l’indirizzo ludico-sportivo. Quindi nel decennio seguente la fine del conflitto in tutte le nazioni nascono associazioni di paracadutisti. In particolare lo statunitense Joe Crane chiede alla F.A.I. (Federazione Aeronautica Internazionale) di inserire il paracadutismo negli sport dell’aria.  Questo paracadutista già nel 1930 aveva posto l’attenzione sui criteri di costruzione del paracadute ed inserito regolamenti che imponessero  i limiti di vento per l’esecuzione dei lanci ed una legislazione per certificare i rigger (ripiegatori) ed il tipo di paracadute che erano autorizzati a ripiegare,  inoltre già nel 1925  effettuando un lancio con una caduta libera di 2250 metri aveva confutato la credenza che l’uomo sarebbe svenuto dopo molti metri di caduta.  

Nel 1948 il francese Leo Valentin scopre e perfeziona la posizione di caduta a tridente, in seguito mette a punto i movimenti da eseguire per realizzare i giri e i tonneau controllati. Il suo sogno però è di effettuare la traiettoria   più lunga possibile prima di aprire il paracadute. Perciò dopo numerosi tentativi crea due ali di legno lunghe circa un metro e mezzo, che riproducono la forma dell’ala dell’aereo, queste sono incernierate  su una specie di busto rinforzato con stecche metalliche che contorna il tronco. Le ali sono controllate dalle braccia e dalle mani che vanno in presa a due impugnature. Tredici chilogrammi è il peso dell’intera struttura. Dopo aver provato la sua struttura in una galleria del vento, Valentin lo testa il 13 maggio del 1954 lanciandosi da un DC-3. Dopo aver abbandonato il velivolo ad un’altezza di 2700 metri si sposta nell’aria, a detta dei testimoni di oltre 5 km. Per questa ragione viene soprannominato  “ L’homme oiseau”. Il dispositivo viene da lui ulteriormente modificato e quindi testato a  Liverpool  il 21 maggio del 1956 ma in fase di uscita urta , a causa del forte flusso d’aria,sullo stipite della porta e in seguito sui timoni dell’aereo causando la rottura delle ali. Valentin scende con una forte instabilità, apre entrambi i paracadute i quali si avvolgono, sfortunatamente,  attorno a lui  causando la morte dell’”homme oiseau”.

Nel 1951 si svolge a Bled in Slovenia il primo campionato mondiale di paracadutismo, a questo partecipano 5 nazioni , tra cui l’Italia. Sono i francesi ad avere la meglio a causa anche di un’apertura sotto la quota consentita dell’italiano Enrico Milani che comporta la sua squalifica.  Pochissimi a quel tempo padroneggiano le tecniche di caduta libera che solitamente viene eseguita con una picchiata, le mani al petto di cui una sul comando di apertura, le gambe distese. Questa tecnica comporta l’apertura ad una quota, ritenuta normale per l’epoca, di  qualche decina di metri dal suolo.

Mentre nel 1952 nasce la F.I.P.S. (Federazione Italiana Paracadutismo Sportivo) l’anno successivo sempre in Italia le aviotruppe ricevono in dotazione il CMP 53 (Centro Militare Paracadutismo) e per la prima volta anche l’ausiliario ventrale, l’I-53.

Viene assegnata alla Francia nel 1954 l’organizzazione della seconda edizione del campionato mondiale e decisa la sua cadenza biennale, nell’ambito della riunione organizzatrice il rappresentante sovietico Stepanov  chiede che la misurazione delle distanze dal bersaglio sia non solo in metri ma anche in centimetri. Sebbene la richiesta sia accolta da stupore e risolini dei presenti il dato è indicativo della continua evoluzione del paracadute. Inoltre  questo campionato sarà il primo dove saranno imposte le quote di apertura. I sovietici che vinceranno il campionato sono attrezzati con il PD 47, un paracadute quadrato, dotato di velocità propria e con spiccate doti di maneggevolezza.

http://youtu.be/_38HIof9uvk

In Italia viene progettato il DL 54 un paracadute ad apertura manuale, leggero e poco ingombrante ideato per le esigenze dei piloti che necessitano di un’ equipaggiamento  comodo. E’ dotato di una calotta di 55 metri quadrati la cui stabilità lascia a desiderare. Il Dl 54 comunque consentirà ai paracadutisti nostrani di lanciarsi in caduta libera fino al 1965. Il franco americano Jacques Istel nel 1955 apprende in Francia le tecniche di caduta libera e tornato negli U.S.A. forma la rappresentativa nazionale che parteciperà al campionato del mondo l’anno successivo. In questo campionato i sovietici usano il paracadute con la calza, dispositivo inventato dai tedeschi ,prima della II G.M. e mai utilizzato, questo strumento rende più lineare e  dolce l’apertura della calotta Mentre l’Italia non parteciperà a questa competizione, nello stesso anno le aviotruppe verranno dotate del CMP 55, una versione migliorata del precedente, non molto leggero ma robusto e dalla stabilità eccezionale. Rimarrà in servizio fino al 1996 e purtroppo sarà l’ultimo paracadute di concezione italiana.   

Nel 1958 durante il campionato di Bratislava nasce lo stile, il paracadutsta in questa particolare disciplina deve eseguire determinati esercizi in caduta libera.Essi in seguito saranno così determinati  giro-giro-looping-giro-giro-looping. A Vancouver intanto due paracadutisti eseguono la prima staffetta in caduta libera, un fenomeno che caratterizzerà il prossimo mezzo secolo. In Italia il Centro Militare di Paracadutismo viene trasferito da Viterbo a Pisa.

A Fort Bragg, negli U.S.A. nel 1959 nasce la squadra  del Corpo Strategico dell’Esercito che due anni dopo prenderà il nome “Golden Knights”. Conseguirà risultati di vertice in tutte le discipline in campo internazionale. Nello stesso anno sui campi volo fa la sua prima apparizione il Pilatus PC-6. Uno dei velivoli più apprezzati dai paracadutisti.

L’americano Joseph Kittinger nel 1960 si lancia da una quota di 31000 metri di altezza per mezzo di un pallone. Kittinger durante la caduta libera raggiunge una velocità di 700 miglia all’ora (350 m/s pari a 1260 km/h) e apre il paracadute dopo 4minuti e mezzo.

Nel 1962 il Centro Militare di Paracadutismo invia i sergenti Ottavio Guidolin e Carlo Negretti  presso la scuola francese di Pau per seguire un corso di lanci ad apertura ritardata e conseguire la qualifica di istruttore, l’iniziativa darà il via alla pratica della caduta libera presso il Centro Militare italiano.

Il 1964  è l’anno della rivoluzione nel campo delle attrezzature. Fino a quest’anno infatti le calotte impiegate erano ad eccezione del PD47 sovietico , tonde, alle quali o in fase di costruzione oppure in seguito erano state apportate delle fenditure, per consentire a loro uno spostamento proprio e una direzionalità. Ma la velocità propria difficilmente superava i 3 metri al secondo . La ditta americana Pioneer progetta e commercializza il Paracommander , una calotta  dotata di una velocità propria di 6 metri al secondo,   regolabile a secondo del freno applicato . Dotata inoltre di fenditure di spinta, pannelli laterali stabilizzatori, fenditure direzionali viene chiamata  a calotta rientrante poiché una fune centrale permette di abbassare l’apice rispetto alla sua posizione naturale. Con prepotenza questo nuovo modello si impone su tutti gli altri e provoca la risposta di altri paesi come l’ Unione Sovietica che presenta l’UT-2, mentre i cecoslovacchi il PTCH-6, i francesi l’Olimpic. In Italia il mantovano Magg. Gaetano Argento con la collaborazione della squadra sportiva realizza il D.64 in seguito verrà  ancora migliorato ed assumendo  la denominazione di D.64 UL 65, il numero indica l’anno della fabbricazione mentre le lettere la forma delle fenditure. In seguito a confermare l’esplosione della creatività si sentiranno numerose altre sigle quali Paracommander Mk2, Super Olimipic, Papillon, PTCH-7 e 8 UT-15.

Sempre nello stesso anno appare, denominata Crossbow, costruita dalla Security, la prima imbragatura con la custodia tuttodietro, cioè i paracadute, sia il principale, sia  l’ ausiliare trovano collocazione dietro la schiena del paracadutista.  La voluminosità dei materiali dell’epoca rendono ancora macchinosa questa innovazione, ma questa è un’ulteriore novità che diverrà preziosa. Ma questo anno riserva ancora novità rivoluzionarie, un franco-canadese Domina Jalbert brevetta una velatura ad “ala” chiamata “Parafoil”,sarà commercializzata 5 anni dopo modificando completamente il modo di fare paracadutismo. Come per tutte le invenzioni rivoluzionarie anche in questa molti accampano la paternità della gestazione, ad ogni modo  senza l’idea di quest’uomo ancora oggi il paracadute non avrebbe subito sostanziali modifiche.  Considerando l’importanza che ha rivestito la sua invenzione è bene conoscerlo un po’ meglio. Domina Jalbert nasce nel Quebec il 15 dicembre del 1904 in una famiglia numerosa, era il 17° di 21 figli e all’età di otto anni è già in grado di costruire da solo aquiloni. Abbandona presto la scuola ma continua con quella che è divenuta oltre che una passione, fonte di reddito, alcuni suoi aquiloni sono in grado di sollevare scritte pubblicitarie. Verso la fine degli anni 30 impiegato presso una compagnia americana di produzione della gomma contribuisce alla progettazione e costruzione dei palloni di sbarramento che proteggeranno l’Inghilterra dalle incursioni della Luftwaffe . In seguito inventa il “Kytoon”, cioè la combinazione  tra un’ aquilone e un pallone, sotto un certo punto di vista il precursore del “Parafoil”. In realtà il “Parafoil” è nato per salire non per scendere e a detta di Jalbert esso racchiude il meglio del pallone e dell’aquilone. E’ nel 1960 che Jalbert, in visita a Langley apprende dell’esigenza di una velatura con un rapporto 3:1. Nei 4 anni seguenti testa numerose ali con diverse configurazioni . L’idea giusta giunge in viaggio aereo a Cape Canaveral quando si rende conto che viaggiava grazie a 2 ali, giunto a destinazione misurò le ali del Bonanza e decise di costruire con il tessuto lo stesso profilo delle ali dell’aereo. Consapevole di aver fatto una invenzione straordinaria si rende conto anche di non avere i mezzi per riuscire a realizzarla, perciò si rivolge a John D.Nicolaides presidente del Dipartimento Aerospaziale di Notre Dame University, questi si dichiara disponibile a patto che i risultati della ricerca e dello sviluppo divengano di sua proprietà oppure del Dipartimento stesso. Quale sia stata la mediazione tra i due non è chiaro, ma nei documenti dei test non risulta mai il nome di Jalbert . Nel 1966 un’ incendio nei laboratori di Domina distruggono quasi tutte le attrezzature e i progetti , dopo aver ricostruito ciò che le fiamme avevano distrutto  riprende la progettazione,  ma sia lui che Nicolaides non riescono a rendere meno violento lo shock di apertura del “Parafoil” .Ci riesce nel 1968 Steve Snyder, ingegnere aeronautico e paracadutista, il quale dopo aver acquistato un ‘esemplare del paracadute in questione da Nicolaides  vi apporta diverse modifiche: le funi direttamente collegate all’intradosso, dimezza le stesse ed infine inventa un’efficace sistema di ritardo di apertura  chiamato PCR (Pilot Chute Controlled Reefing System) e lo brevetta. Seguono poi una serie di battaglie legali tra  Snyder e Jalbert  dove alla fine il primo acquista il brevetto dal secondo senza ricorrere ai tribunali.  I diritti di produzione vengono successivamente acquistati  dalla North American Aerodinamics nel 1974.  Jalbert come tanti altri inventori non ricaverà grossi guadagni dalla sua invenzione, nel 1985 riceve la più alta onorificenza paracadutistica: la medaglia d’oro della F.A.I. Muore il 26 giugno del 1991.

Nel 1965 in Italia si svolge il primo campionato nazionale  esso prevede la sola combinata (somma della precisione e dello stile), vince Benito Buldrini. L’americano Rod Pack si lancia senza paracadute equipaggiato della sola imbragatura, durante la caduta iniziata a 4000 metri, un suo amico, lanciatosi con lui, gli porge l’ausiliare che Rod aggancia agli anelli dell’imbragatura.

 

Saranno severamente sanzionati da Parte della P.C.A.

La guerra fredda nel 1966 inibisce nuovamente la nostra partecipazione al campionato mondiale che si svolge a Lipsia, nell’allora Germania Est, pochissime sono le nazioni  occidentali presenti. Scrivendo sul periodico “Skydivers”,  James Cox  fa notare che nella specialità della precisione, la differenza di punteggio tra i primi, canadesi, e i secondi ,sovietici, distribuiti su  otto bersagli, è  di solo  11 centimetri, nello stesso articolo Cox, promuove l’introduzione di un sistema di misurazione basato su un bersaglio elettrico che ovvi all’involontario errore umano.  Il sistema di misurazione verrà gradualmente realizzato e introdotto per la prima volta nel campionato del mondo del 1974.  Nel 1968 in America si va affermando una nuova disciplina, si chiama lavoro relativo (RW). I paracadutisti escono separatamente dall’aereo, si avvicinano durante la caduta e formano una stella, al momento la più grande realizzata è composta da 18 elementi. In poco tempo diviene la disciplina più praticata. Anche in Italia questa tecnica trova molti consensi, quindi Gianni Mirzan fonda l’Accademia Paracadutistica,  la scuola  che ha sede operativa prima a Bresso poi ad Alessandria , insegna esclusivamente lavoro relativo, sotto la direzione del figlio Roberto, futuro vincitore di numerosi campionati italiani. Nel 1969 Steve Snyder fonda la Para-Flite e commercializza il Para-Plane. Si tratta di una velatura di 200 piedi di superfice dotata del sistema di apertura ritardato PCR . La sua affermazione incontra resistenze comprensibili dovute all’ingombro elevato e alla non collaudata affidabilità in apertura. In seguito con la presentazione dei modelli Silver-Cluod, Strato-Star, Strato-Cluod il processo di affermazione si avvia felicemente a conclusione confermando la definitiva superiorità sulla calotta rientrante, non solo sulla velocità di spostamento ma anche nella precisione in atterraggio, anche la tecnica di avvicinamento al bersaglio subisce un radicale mutamento, con l’ala avverrà contro vento,  con grande beneficio per il paracadutista. Nel 1970 al campionato mondiale svolto a Bled (Slovenia) la -delegazione italiana condotta da Gaetano Argento e composta da Alberto Bauchal, Giulio Ottaviani, Giuseppe Malavasi, Odero Sarti, Lamberto Serenelli partecipa alla competizione ottenendo un 5° posto nella precisione ad opera di Malavasi.

Nel 1971 la Hi-Tek Corporation/Aeronautic Division,  specializzata nei sistemi di apertura del paracadute per i piloti dell’aeronautica americana realizza un congegno atto alla apertura automatica ad una quota prestabilita. Il congegno chiamato Hi-Tek model 8000 avrà un concorrente della Steve Snyder Enterprise il “Sentinel 2000”, entrambe però avranno poca fortuna poiché i paracadutisti occidentali non sono ancora ben disposti verso questi congegni, mentre nei paesi dell’Europa Orientale usano da tempo e obbligatoriamente congegni simili.

Bill Booth sostituisce, nel 1975, il pilotino a molla , fino ad allora usato per estrarre la velatura dalla sacca durante la caduta libera, con un pilotino privo di molla, che viene gettato dal paracadutista nel flusso dell’aria, il sistema viene chiamato hand deploy. Il sistema offre un’apertura fulminea rispetto alla precedente evitando il cono di depressione offerto dalla posizione dell’utilizzatore. Sempre  Bill Booth nel 1976 inventa un sistema che rappresenta un altro passo avanti sulla sicurezza. Questo sistema chiamato ”three ring” dei “tre anelli”, consente, in caso di malfunzionamento, di sganciare contemporaneamente  le bretelle della velatura principale agendo su un comando unico per poter agire immediatamente dopo con l’altra mano sul comando dell’ausiliare, che senza intralci è libera di dispiegarsi correttamente.

Nel 1977 viene inventato un sistema rivoluzionario di insegnamento delle tecniche di caduta libera. Il metodo si chiama A.F.F acronimo di Accelerated Free Fall, inventato da Kenneth Coleman,  esso consente all’allievo fin dal primo lancio di eseguire la caduta libera supportato dalla presenza in volo di due istruttori che provvedono alla sua stabilità e sicurezza. La sperimentazione di questo metodo durerà 5 anni nei quali Coleman formerà i necessari istruttori, dopo di che l’A.F.F. si imporrà in tutto il mondo.

La ditta americana Para-Flite produce una velatura di 160 piedi, il Safety-Flyer, il primo ausiliare con profilo alare, si tratta della definitiva consacrazione della superiorità di questo paracadute. L’esempio sarà seguito da tutte le altre aziende produttrici di paracadute.

La FXC Corporation nel 1979 mette in produzione un congegno per l’apertura automatica del paracadute di riserva denominato Fxc 12000, è una versione migliorata del modello di cui abbiamo parlato in precedenza,  l’Hi-Tek 8000. La maggiore affidabilità e una accentuata sensibilità dei responsabili alla riduzione degli incidenti farà la fortuna commerciale di questo nuovo prodotto

 . Questo prodotto non avrà quasi concorrenti fino al 1989 quando sul mercato si affaccerà il modello elettronico  della tedesca Airtec chiamato Cypres  (Cybernetic Parachute Release System), il suo volume, estremamente ridotto, la semplicità di utilizzo e la sua affidabilità ne faranno uno strumento indispensabile.

In Italia nel 1984 le aviotruppe cambiano la dotazione con l’IRV-80. Si tratta di un paracadute più leggero del CMP 55, costruito Irvin Manifatture Industriali , su licenza della francese Aerazur. La calotta presenta quattro grandi finestre disposte una ogni 6 fusi ricoperte di rete. L’intero complesso subirà negli anni numerose modifiche ad iniziare dall’aggiunta delle tasche di apertura per essere definitivamente sostituito verso la fine degli anni novanta dal modello T 10 della ditta americana Airborn System.  E’ il paracadute più diffuso tra gli eserciti Nato ed è caratterizzato da una elevatissima affidabilità.

Nel 1997 il francese Patrick de Gayardon notissimo paracadutista testimonial di una nota marca di orologi riprende l’idea del suo connazionale, Leo Valentin, e dell’ italoamericano John Carta, cioè la possibilità di “ volare”. Quindi confeziona una tuta con ampi riporti di tessuto a due strati, dalle braccia al busto, e tra le gambe. Questi riporti consentono all’utilizzatore di dimezzare il rateo di discesa e compiere una deriva di 5 km. Questa nuova possibilità gli è di spunto per competere con l’aereo stesso che lo trasporta in quota, il 27 luglio a Chambery, dopo numerose prove si lancia e riesce a rientrare nell’aereo dal quale era uscito senza aprire il paracadute. La sua continua ricerca per migliorare le prestazioni della sua “wing suit” lo porta ad applicare un deflettore sul fondo e all’esterno della custodia del paracadute principale, al fine di ottenere un profilo più pulito. Dopo avere smontato il deflettore per apportarvi una modifica, lo colloca nuovamente nella posizione iniziale. Il fissaggio finale del deflettore, ancora in versione provvisoria, avveniva  per mezzo di due giri di fune, uno per lato agli angoli della custodia. Convinto di lavorare in sicurezza ,effettua l’operazione senza aprire e rimuovere la borsa contenente la velatura principale. All’atto di introdurre il giro di fune su un’ angolo della custodia non si accorge di aver fatto passare l’ago e la fune stessa tra le anse del fascio funicolare del principale alloggiate sul fondo, all’interno e a contatto della custodia stessa. Patrick usa quel paracadute il 17 aprile 1998. Al momento dell’apertura ci sarà soltanto una parziale fuoriuscita e distensione delle funi, il successivo imbrogliamento dell’ausiliario ed il fatale impatto al suolo. Gayardon aveva 38 anni con al suo attivo 10600 lanci.  Ma il suo sogno gli è sopravvissuto. Oggi  l’utilizzo della sua idea è divenuto patrimonio comune, moltissimi paracadutisti usano la sua tuta alare, cosi come i materiali si sono ulteriormente perfezionati dando standard sempre più elevati in risposta alle esigenze di sicurezza e performance. A lui, a Leonardo da Vinci che ha iniziato questo lungo cammino,  ai tanti che hanno consentito l’avverarsi del sogno del volo in tutte le sue forme, e a tutti i paracadutisti dedichiamo queste parole pronunciate dal Premio Nobel Dario Fo, in gioventù anche lui paracadutista:” Ai folli, agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso, costoro non amano le regole specie i regolamenti e non hanno alcun rispetto per lo status quo, potete citarli, essere in disaccordo con loro, potete glorificarli o denigrarli ma l’unica cosa che non potrete mai fare è ignorarli, perché riescono a cambiare le cose, perché fanno progredire l’umanità e mentre qualcuno potrebbe definirli folli, noi ne vediamo il genio, perché solo coloro  chesono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero

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