La Battaglia di El Alamein

Da la Civetta Feb. – mar. 2008

La Battaglia di El Alamein e la “Folgore” (testimonianza)

Abbiamo chiesto a Bruno De Camillis, ultimo colpo della Folgore ad El Alamein, di scrivere un suo ricordo di quella epica battaglia che – grazie all’eroismo di centinaia di giovani mandati al massacro in una guerra sbagliata – rappresenta, tuttora, un motivo d’onore per il nostro Paese. Bruno De Camillis (88 anni straordinariamente ben portati) ha risposto alla nostra richiesta con la solita precisione e puntualità, oltre che con sofferto entusiasmo.
Esiste una copiosa bibliografia sulla “Folgore” e la sua leggenda. Molti e qualificati gli autori, cito i  più noti: Tedde, Dorongo, Gravina,  Caccia  Dominioni,  Mancinelli,  Bechi   Lucerna,  Migliavacca, P. Fazio (inserto speciale sul mensile “Folgore”), Bruzzese autore del primo libro sul paracadutismo “Gli Arditi del  Cielo” da cui trarrà il soggetto “Divisione Folgore” uscita nel 1956 per la regia di Duilio Coletti. Altri film hanno raccontato la battaglia di El-Alamein ma forse la retorica ha prevalso sulla ruvida realtà.

L’amico Elio Ferraris mi ha chiesto di scrivere un articolo su “ La Civetta”:  El Alamein  con  i  miei  ricordi  di  reduce  e  qualche riflessione storica da “non addetto ai lavori”. Come s.tenente paracadutista di “complemento” ma inquieto  “permanente effettivo”, non potevo non ubbidire al Presidente del  “Circolo degli Inquieti”.

Premetto che la storia delle nostre Forze Armate, della Seconda  Guerra mondiale, è stata sempre vista da destra o da sinistra, ed è quindi poco obiettiva. La Seconda  Guerra   mondiale   è   stata   sbagliata  perché immoralmente dichiarata contro i nostri classici Alleati, Francesi ed  Inglesi, ma soprattutto militarmente non  preparata:  basti ricordare che nel 1940 alla Scuola Allievi Ufficiali di Lucca, Artiglieria ippotrainata, per il nostro addestramento venivano utilizzati  dai cannoni Skoda 75/27, preda bellica 1918 (!).

Provo a ricordare la leggenda della “Folgore” attraverso una rapida carrellata fra i dati anagrafici dell’eroica  unità.  Al principio, marzo 1942, la “Folgore” è costituita ed allenata per partecipare con la 7a Divisione Paracadutisti tedeschi, quella del riuscito aviolancio su Creta, all’occupazione di Malta. Alla fine del marzo 1942 il 1° Reggimento di fanteria paracadutista è pronto, mobilitato, armato per il lancio (in seguito assumerà la denominazione di 187°Reggimento “Folgore”). Sempre nella  primavera  del  1942       è costituito  il  186° Reggimento “Folgore”. I due reggimenti formeranno la 185a Divisione Paracadutisti che comprenderà, oltre alle Compagnie Anticarro, un raggruppamento di Artiglieria ed un battaglione Guastatori. In seguito, per ragioni di sicurezza (!), si chiamerà per alcune settimane 185°Divisione “Cacciatori d’Africa”. La sicurezza ed il segreto militare dovevano essere “blindati” (!) e durante il trasferimento dall’Italia, su tradotte veloci, destinazione Atene, venne ordinato ai reparti di fare sparire dalle divise i distintivi dell’Arma. Tutto era così segreto (!) che, dopo Trieste nel tratto Croato, apparvero sui portelloni dei carri ferroviari scritte  (in  italiano) minacciose: “paracadutisti della “Folgore” presto tingerete le vostre eleganti divise caki col rosso del vostro sangue.” Poi al fronte alcuni miei compagni trovarono, cuciti all’interno delle sahariane biglietti tragicamente ironici sulla fine che avrebbero fatto le loro divise. A questo proposito, e non mi riferisco solo ai numerosi sabotaggi, trovo indegno non rispettare i morti e gli ancora vivi che hanno,  chi per dovere e chi per amore patrio (vocabolo oggi disperso),  combattuto con grande spirito di sacrificio una guerra pur, come ho   detto,   sbagliata.  (E qui chiudo la mia parentesi parasentimentale.)

Nel giugno 1942 la  “Folgore” si  trasferisce in  Puglia, nella  campagna di Ostuni perché somigliante a quelle di Malta, con i caratteristici muri  di  pietra intervallati ogni  50-100 metri  per recingere frutteti e orti. Questi muri a secco, ottimi per la difesa a terra, sarebbero divenuti veri ostacoli da scavalcare nel critico percorso dell’assemblaggio dei sacchi aerorifornitori per montare i cannoni da 47/32 e i mortai da 81. Devo fare presente che nei previsti doppi comandi (statistica di perdite nei lanci), il 70 per cento era di giovani ufficiali (20/30 anni) subalterni, ed il 30% di ufficiali superiori  over 40.  Gli ufficiali superiori anche se allenati non avrebbero avuto le gambe molto adatte al percorso a ostacoli. Ricordo che durante i lanci di esercitazioni a Tarquinia e Viterbo, la percentuale di infortuni negli atterraggi era alta per gli ufficiali superiori (oggi che il paracadute “tondo” è stato sostituito dai nuovi paracadute che possono rallentare a venti metri dal suolo la velocità di caduta, l’atterraggio è più morbido).

In quelle settimane di mobilitazione per Malta, era in corso a  Roma  un  polemico  scontro  fra  gli  Stati  Maggiori,  italiano e tedesco, per la definitiva decisione del lancio sull’isola. Ritengo che lo Stato Maggiore italiano avesse ragione a sostenere, nella  tempistica, la priorità della eliminazione   di Malta; dalle Basi   dell’isola partivano, infatti, navi, sottomarini, aerosiluranti che falcidiavano nel Mediterraneo i rifornimenti destinati alle truppe operanti sulla quarta sponda. Alla conclusione del dibattito prevalse Rommel che preoccupato dalla lunga e affannosa avanzata Tobruk-Fuka   insisteva per avere  come  complementi  truppe  specialistiche  e  fresche:  eravamo a 58 Km. da Alessandria.  In settembre il Maresciallo Rommel, stanco ed esaurito, rientrato per un breve riposo in Germania, a chi faceva osservare che era un “lusso” impiegare i paracadutisti tedeschi e italiani come fanteria d’assalto appiedata, rispondeva che quando una casa brucia e manca l’acqua, occorre tentare di spegnere l’incendio anche con lo champagne.

In seguito a nulla servirono le proteste di Frattini, il generale comandante la Divisione “Folgore”, quando Kesserling e Rommel  decisero di non impiegare i paracadutisti in un aviolancio alle spalle dell’VIII Armata Montgomery, alla conquista dei ponti del Nilo. Alla pressante richiesta di dotare la “Folgore” di autocarri per i servizi indispensabili il Comando dell’ “AfricaKorp” rispondeva  come Napoleone: “l’intendance suivra”. La nostra intendenza a El-Dabha non  poteva  seguirci  e  rimaneva  a  guardia  dei paracadute e dei sacchi aereorifornitori! Dei tre Reggimenti che costituiscono la Divisione, soltanto due il 185°e il 187° raggiungono l’Egitto; infatti rimase in Puglia il 185° cedendo il suo IX°Battaglione al 186°, e il X°al 187°.

A partire dalla seconda decade di Luglio, la Divisione incomincia il suo trasferimento in Africa, in parte a mezzo ferrovia via Trieste,  Belgrado, Salonicco, Atene e quindi dall’aeroporto di Tatoi in aereo, Tobruk, Bardia, Sollum, Fuka.  Il resto della Divisione in nave, e in aereo da Lecce. Lasciata a El-Dabha tutta l’attrezzatura per l’aviolancio e armata solamente di mitra Berretta, mortai da 81 e cannoncini anticarro 42/32, appiedata, attraverso i passi del Cammello e del Carro, la “Folgore” arriva e  si  attesta nella infernale Depressione del Qatara.

Foto contenuta in Rivista Militare “Un Uomo, Paolo Caccia Dominioni”, Roma, 2002

 

I 5000  uomini,  di  cui  seicento  non  paracadutisti, prendono posizione ai margini della Depressione e dopo avere conquistato sanguinosamente il massiccio dell’Himeimat, difeso col dente avvelenato contro “les italiens” da un battaglione di francesi ,i   gollisti della Legione, si trincea in buche e camminamenti nella sabbia del settore più avanzato e pericoloso.

Lo schieramento:

Raggruppamento Ruspoli  

VII° Battaglione Mautino

VII° Battaglione Guastatori

Raggruppamento BECHI:

II° Battaglione Zaninovich

IV° Battaglione Valletti

Raggruppamento CAMOSSO:

IX° Battaglione Chieppa

X° Battaglione Pascuma

Raggruppamento TANTILLO:

V° Battaglione Izzo-Zingales

VI° Battaglione Bergonzi-Carugno

Dei tre Gruppi di Artiglieria, soltanto il 1° e il 2° sono assegnati ai quattro Raggruppamenti.

Sino al 23 ottobre, completati i trinceramenti ed i campi minati, la Divisione svolge una ardita e valida azione di pattugliamento nel deserto di nessuno”, spingendo le pattuglie notturne sino agli avamposti  neozelandesi  e  catturando  diversi  cingolati  Bren   Carriers,  mezzi  passati  alla  “Folgore”  e  ottimi  per  i  veloci  movimenti sulla sabbia. Da El-Dabha i rifornimenti di munizioni, il rancio di mezzanotte e soprattutto l’acqua arrivava lentamente, quando arrivava, per la mancanza di autocarri. Per tutto il periodo dei combattimenti la razione di acqua era di 1litro e ½ per giorno ed a “cranio”! Un vero tormento la sete e la sporcizia; alcune volte la preziosa acqua arrivava in tanniche prima usate per i carburanti, provocando vomito e …bestemmie.  Sporchi, sudati, senza latrine, le mosche e i pidocchi imperavano. Quando le pattuglie catturavano autocarri e cingolati nemici, era festa con banchetti di ottime scatole, bottiglie di whisky e speciali bidoni di acqua fresca.  All’interno dei mezzi, alcuni bloccati nei campi minati, trovavamo anche dei depliants con date recenti di locali notturni cairoti con foto di danzatrici del ventre: immagini che popolavano i nostri sogni di giovani sesso-digiuni.

Il nostro “servizio informazioni” era rifornito da alcuni arabi che, attraverso passi della Depressione, a noi e agli inglesi impediti per la presenza di sabbie mobili, venivano a elemosinare piastre egiziane, implorandoci col refrain “gamello bombardato, sorella   bottana…”. Il compenso di poche piastre serviva a darci, e a dare anche agli inglesi naturalmente, notizie abbastanza precise degli schieramenti opposti. Le notizie sullo schieramento dell’VIII Armata Montgomery, confermate da foto dei pochissimi aerei italiani e tedeschi in volo, erano impressionanti. Centinaia di cannoni da 88, i primi carri armati americani Sherman mimetizzati con reti, e i migliori e famosi reggimenti di fanteria, inglesi, australiani, neozelandesi allineati come in preparazione di una rivista militare. Oggi, dopo più di sessantacinque anni, gli storici possono rispondere al quesito: nella quasi pausa luglio-ottobre, accertate l’enorme disparità delle forze, la lontananza dalle basi, i rifornimenti azzerati dopo l’esito degli scontri 1-27 luglio e 30 agosto-settembre, era giusto arretrare le forze italo-tedesche sino al Confine Libico, o più indietro a Sollum?

Certamente fu un grave errore lasciare irrisolto il problema di Malta, ed  escludere  l’aviolancio della “Folgore” e della VII Divisione Tedesca alle spalle dell’VIII  Armata  Inglese alla conquista dei passaggi del Nilo. Ricordiamo che in quell’estate 1942 il popolo egiziano “tifava” per l’asse contro gli Inglesi che riteneva sconfitti. Per questo mancato aviolancio sarebbe utile riflettere ricordando l’azione 1944 dei paracadutisti americani dietro le linee tedesche in Olanda; pesanti perdite ma risultati strategici e  tattici estremamente positivi. Una notte calda e limpida quella del 23 ottobre 1942, con uno splendido chiaro di luna. Alle 21.40 esatte Montgomery apre il fuoco di sbarramento con migliaia di granate devastanti che si abbattono sulle nostre postazioni con la violenza distruttiva di un uragano: rare in quella notte d’inferno le pause del silenzio balistico. Alle 22.00 le artiglierie spostano il tiro sui campi minati a Sud sul fronte della “Folgore” e Montgomery dà l’ordine alle sue forze di aprire la strada ai carri armati. Ma dal 23 al 27 ottobre, i paracadutisti della “Folgore” resistono e contrattaccano con  atti  di eroismo e molte perdite. Cadono, spiritualmente abbracciati a centinaia, borghesi, operai, contadini, studenti e i principi Costantino e Marescotti Ruspoli, il duca Guido Visconti di Modrone, il pioniere ed esploratore Aurelio   Rossi, quattro Medaglie d’oro al valore militare.

Nei giorni 27, 28 e 29 Montgomery sospende palesemente il piano offensivo e vistosi sconfitto a Sud si prepara ad attaccare a Nord verso il mare. La notte del 3 novembre la “Folgore” riceve l’ordine improvviso ed inatteso di arretrare sulla linea Gobel-Karak, 25 Km più indietro, lasciando il Raggruppamento Camosso (300 paracadutisti) decimato a resistere sino all’esaurimento delle munizioni.
Il sottoscritto è del gruppo dei 300. Caduto il mio comandante di compagnia ten. Liberace, medaglia d’oro al V.M., caduti i serventi del 47/32 rimasto, resto solo al pezzo e sparo gli ultimi colpi. Con un proiettile E.P. (Effetto Perforante) riesco a bruciare un cingolato: sarò poi citato e chiamato “l’ultimo colpo”.
Ho voluto e potuto solamente cercare di descrivere la battaglia di El Alamein vissuta nel mio settore Sud. Per ricordare il valore, l’ardimento, la resistenza morale e fisica dei ragazzi della “Folgore”, cito a futura memoria alcuni elogi fatti dallo stesso Nemico:

Reuter, 11 Novembre 1942: “La resistenza opposta dai resti della divisione “Folgore” è invero ammirevole”.

Associated Press:”La Divisione “Folgore” ha resistito al di là di ogni possibile speranza”.

BBC: “Dobbiamo davvero inchinarci davanti ai resti di coloro che furono i leoni della “Folgore””.
L’appellativo “leoni della Folgore” fu coniato da Churchill, la sera del 27 novembre 1942, durante un intervento alla Camera dei Comuni.

Concludo trascrivendo un brano della lunga lettera inviata da Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo al Maresciallo Bernard Montgomery Visconte di El-Alamein, nel periodo in cui Paolo raccoglieva nel deserto i corpi dei caduti, amici e nemici, per dare loro sepoltura nel Sacrario da lui progettato e costruito. La lettera è datata Quota 33 di El Alamein, 20 Giugno 1952:

il generale Freddy De Guingand, Suo capo di stato maggiore, menti quando scrisse che l’attacco britannico ad Alamein fu risolutivo verso il mare e dimostrativo a sud. E’ l’affermazione ufficiale, ribadita anche nei documenti a firma di Lord Alexander e Sua. Essa mi ha fatto, ogni volta, fremere di sdegno perché ambedue gli attacchi furono risolutivi.
A nord furono travolti, la notte stessa sul 24 ottobre 1942, due battaglioni tedeschi e tre italiani, ma una resistenza furiosa, a tergo, per otto giorni impedì a Lei di avanzare nonostante la documentata proporzione di uno a sei in Suo favore. Al centro, mio Lord, fu piccola giostra, ma quando quel settore ripiegò, la Bologna e l’Ariete Le dettero molto lavoro, come gliel’avevano dato, a nord, la Trento, la Trieste e la Littorio. A sud il Suo generale Horrocks, comandante il XIII corpo d’armata, avrebbe dunque avuto da Lei l’ordine di fare un’azione dimostrativa. Un ordine che vorrei proprio vedere con questi occhi miei. Laggiù non c’era bisogno che Ella cercasse la sutura tra tedeschi e italiani, in modo di attaccare solo i secondi, cioè quelli che non avevano voglia di combattere. Pensi che fortuna, mio Lord: niente tedeschi, tutti italiani, proprio come voleva Lei. La Folgore, con altri reparti minori, tra cui il mio. Nel Suo volume Da Alamein al fiume Sangro, Ella ebbe la impudenza di affermare che Horrocks trovo un ostacolo impensato, i campi minati: e toglie implicitamente qualsiasi merito alla difesa fatta dall’uomo; vuoi ignorare che quei campi erano stati creati anni prima dagli stessi inglesi, che vi esistevano strisce di sicurezza non minate e segrete, a noi ignote, che permisero ai Suoi carri di piombarci addosso in un baleno, accompagnati da fanterie poderose. Eppure l’enorme valanga, per quattro giorni e quattro notti, fu ributtata alla baionetta, con le pietre, le bombe a mano e le bottiglie incendiarie fabbricate in famiglia, «home made». La Folgore si ridusse a un terzo, ma la linea non cedette neppure dove era ridotta a un velo. Nel breve tratto di tre battaglioni attaccati, Ella lasciò in quei pochi giorni seicento morti accertati, senza contare quelli che furono ricuperati subito e i feriti gravi che spirarono poi in retrovia. E questa è strage da attacco dimostrativo? Come può osare affermarlo? Fu poi Lei a dichiararlo tale, dopo che Le era finalmente apparsa una verità solare: mai sarebbe riuscito a sloggiarci dalle nostre posizioni (che abbandonammo poi senza combattere, d’ordine di Rommel, ma questa è faccenda che non riguarda Lei), e preferì spedire il Suo Horrocks a nord, per completare lo sfondamento già in atto. La sua malafede, mio Lord, è flagrante. Ella da noi le prese di santa ragione. lo che scrivo e i miei compagni fummo e restiamo Suoi vincitori.

                                                            

                         Bruno De Camillis                                                                                                                     s. ten. paracadutista, 186° “Folgore”                                                                                              2 Medaglie d’argento al valor militare


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7 pensieri riguardo “La Battaglia di El Alamein”

  1. Indimenticabile impresa degli Italiani!
    Come ho avuto modo di dire in altra occasione, in riferimento a Fabrizio Quattrocchi [ndr: ricordiamolo il 14-Aprile], “non tutti gli Italiani sono degli Schettino”.
    Dobbiamo essere fieri del nostro passato, guardando al futuro.
    Non lasciamo che si dimentichi la Folgore, ma ricordiamo anche di tanti altri Italiani di ugual valore che hanno perso la vita con coraggio.

  2. Alcune precisazioni:
    — i pezzi Skoda di preda bellica non erano i 75/27 (nelle varie versioni: mod.906 Krupp, mod. 911 Deport, mod. 912 Krupp per cavalleria, tutte costruite in Italia su licenza) ma il 77/28 mod.5/8 (denominazione originale 8 cm Feldkanone M. 5), utilizzato dalla truppe libiche e dalla Guardia alla Frontiera.
    — “numerosi pezzi da 88” britannici: fa ovviamente riferimento ai pezzi da campagna britannici QF 25 pdr, indicati come 88/27 in Italia (dove, oltre che come preda bellica, furono usati nel dopoguerra) (etichettarli come “88” e basta potrebbe generare confusione nel lettore)
    — errore di battitura: Afrikakorps –> Afrikakorps

    1. Carissimo Michele, non riesco a capire le disquisizioni accademiche che hai scritto. Il fatto che non fossero citate con precisione i pezzi e la loro provenienza hanno avuto a che vedere con lo svolgimento della battaglia descritta? Credo che la motivazione che ti ha spinto a scrivere il tuo commento sia stata dettata dalla tua arrogante saccenza, non cogliendo invece che quella testimonianza è stata scritta da un LEONE della FOLGORE cioè uno che là ha combattuto e con VALORE. Perciò ti invito ad avere più rispetto.
      FOLGORE

  3. mio padre Filippo Bavelli( 28/03/21- 12/08/61), div. Folgore, medaglia d’argento 1942, non compare da nessuna parte.
    Se interrogo Nastro Azzurro o qualsiasi altro sito, mi riferiscono di tale Filippo Savelli.
    Avete notizie su mio padre?
    Grazie per l’interessamento

    cordiali saluti

    Mario Bavelli

  4. Il piu’ grande onore della mia vita? Avere fatto il servizio militare ed essere stato addestrato dal Capitano Vittorio Piccinini, medaglia d’oro ad El Alamein.

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